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....ha saputo mantenere la sua tavolozza calda e viva come la sua natia Calabria. I suoi toni
rossi vermiglio che spiccano nelle sue ultime tele ricordano con nostalgia il sole caldo
bruciante delle campagne. Artista semplice e puro che con cocciutaggine si mantiene sulla
scia figurativa e senza imbroglí e false presunzioni sí limita a vedere, assorbire e trasportare
sulle tele í suoi pensieri quotidiani che in una città come Milano non mancano mai. Uno
scorcio di via, case nelle campagne, operai che lavorano nei campi, questí sono i suoi temi
e íl Caracciolo con una pittura cosi figurativa, ma oserei dire quasi gestuale, tracciata a volte
con rabbia, sciorina sulle tele e pensando al bel tempo passato fa della pittura una sua
ragione di vita. Caracciolo è un puro e, mentre oggi tutti i grandi o piccoli pseudo maestri
arricchiscono le gallerie con le loro opere pseudo intellettuali, Lui dípinge.
                                                                                                            GRASSI

"Sua prerogativa è di non discostarsi mai dalla realtà che lo circonda: riesce cosi a fissare sulla
tela, con l'ausilio d'eccellenti impasti coloristici, aspetti pienamente dotati di virile forza
espressiva. Caracciolo sente profondamente la bellezza delle vecchie mura meneghine e la nota
poetica che trasuda dalle umili vestigia dei tempi andati: la sua origine calabrese si esplica
aggiungendo alla poesia della Vecchia Milano la cruda forza meridionale che egli immette nella
sua tavolozza arricchendo cosi di vivida espressività, il tema da lui preferito: -vecchi rioni
cittadini-. Il Caracciolo perfettamente coerente col proprio -io- di uomo attento alle realtà della
società moderna, affronta temi scottanti come quello del lavoro e ne coglie gli aspetti più patetíci
per poi trasportarli sulla tela; esemplificativa la sua opera -le mondine-. Antonino Caracciolo non
va alla ricerca di forme astruse e di tentate innovazioni artistiche, in quanto ritiene -giustamente che
la sua pittura deve essere aderente alla realtà ed alla bellezza dell'immagine e per questo la
sua ricerca è maggiormente rivolta verso nuovi effetti coloristici che esaltino sempre piu
compiutamente i soggetti, esempio vivissimo sono le sue nature morte dove, forse ispirato dal
tanto amato Andrè Derain, con rara efticacia coloristica, esalta la materia strutturale. Una pittura
quindi quella di Caracciolo, di pregevole efficacia cromatica, esaltata che viene consolidata da
una tentatica di rilevante espressività e da una buona impostazione del disegno, una pittura
significativa della sensibilità dell'artisfa e della sincerità dell'uomo Caracciolo ".
                                                                                                        A. MORANDI

Modernítà di Antonino Caracciolo
Osservando le opere di Caracciolo ci si limita ai "punti" di presenza di maggiore importanza,
giacche è impossibile tracciare in questa pagina anche un punto dell'attività deil'artista, tanto
essa è densa: dai suoi studi di pittura degli anni 50 in poi. A mio avviso si dovrebbe pubblicare
più di un'illustrazione di diverso carattere formale, per dimostrare di acchito due posizioni
figurative dell'artista "il paesaggio" che indica interesse dell'operatore verso un certo
paracubismo, molto scandito, limpido verso un certo passato del pittore e "significativo
dell'immagine" dipinto di tensione moderna, con gli ornati realizzati con due "fuggevoli"
orme umane, nelle quali si diversifica l'ombra del busto maschile e femminile: che sono i
termini del problema del pittore, termini stanti del binomio uomo-clonna. L'artista è ora portato
allo studio e alla resa psicologica dell'uomo, all'immagine di fantasia di due esseri umani,
uomo e donna attorniati da simboli che scaturiscono dai concetti che il pittore relatívamente
alle vicende di un mondo tecnologico e per altro colmo di fatti dramntatici . ll segno sostiene
la pittura, essendo Caracciolo molto abile non solo dal punto di vista delle forme, ma anche
da quello della coloritura e dallo spirito diciamo metafisico, che dalla tavolozza dell'operatore
traspare con le tonalità assai fini ed espressive: come il rosso dei fondi di talune opere sue.
Quesfo nitore tonale cui si accompagna altre tonalità appartenenti alla personalità dell'artista,
personalità insite, del resto, delle geometríe che prendono parte totale o parecchio dominante
nei quadri ideati a nuovo da questo artista: tutta inventiva e protesa dell'animo verso un
qualcosa che, sotto sotto, attiene alla sintbologia di attività umane, specie in quel "mistero"
della tecnologia più avanzata spaziale o spazialeggiante. La pittura di Antonino Caracciolo
attira l'attenzione dell'astante per la sua originalità, per la dirittura delle visioni, per i loro
sottintesi di carattere simbologico (come già dicevo) essendo le opere, alle quali pone mano
l'artista , dichiarative alle loro illusioni tentatiche, stilistiche, perché la pittura della quale si sta
trattando è retta da un sottile, oltre che strettamente individuale, distinto anche in materia
qualititativa per le risoluzioni delle invenzioni di questo rafiinato dipingere.
                                                                                               URSULA PETRONE

Nato in quello di Reggo Calabria che un tempo fu perla della Magna Crecia di Pericle, dalla
storia della sua terra ha tratto il vigore delle composizioni e da quel mare iridescente che la
lambisce, la freschezza della tavolozza. Semplice, modesto, di poche parole, Antonino
Caracciolo a stento si lascia convincere a far mostra dei suoi quadri: perché dice, non è mai
soddisfatto: merito, questo, di chi è conscio di quali asperità e rischi seminata la strada
dell,arte e di quali responsabilità occorre assumersi quando si punta alla estrincazione della
verità dello spirito. Dedicatosi giovanissimo alla pittura e quasi in segreto, trascorreva quegli
anni tra i calchi ed i cavalletti delle scuole d'arte tutto apprendendo e tutto approfondendo.
Ma al suo spirito insaziabile quell'apprendistato non sembra adeguato a concretare le sue
aspirazioni. Occorre andare oltre, superare tutti gti scogli della tecnica e affinarsi nel
mestiere. E, cosi che nel 1960 giunge a Milano e si iscrive All'Accademia di Brera ove,
completa la preparazione , ne esce pronto a cimentarsi nell'agorà degli artisti e a dare nuova
vita a quel germe creativo che aveva cosi a lungo covato in seno e che doveva determinare
l'indice della sua personalità. Negli anni settanta Antonino Caracciolo non è più uno
sconosciuto: egli si è gia conquiitato un posto di rilievo nelle competizioni artistiche.
Bandita la preordinata descrizione del soggetto, ritenuta assurda e filistea, la sua opera si
distingue per carica emotiva e impeto lirico. La sua fatica non conosce pause. Ed è tutto un
fiorire di opere dalla tematica più varia: nature morte, figure, paesaggi, ritratti, composizioni
che la critica segnala ed elogia. Quello cli Caracciolo è un mondo palpitante fatto di ritmo
compositivo e dí architettura dii volumi vivificati da superfici campite di vibrante cromatismo
che lungi dall'essere edonistico, con passaggi che vanno dal tenue al violento può
trasmettere ora le dolci entozioni, ora le passioni accorate, ora l'amarezza inconsolata. E il
contesto pittorico è ridotto all'essenziale, quasi alla sintesi, cosi da confermare come
l'indomita aspirazione dell'artista sia sempre orientata a più elevate conquiste estetiche.
Un giusto riconoscimento vada al talento di Antonino Caracciolo che sa infondere nelle sue
opere quell'elevato patos cli cui e per cui l'arte trova la sua estrema ragione d'essere.
                                                                                                  FRANCO SAPI

Antonino Caracciolo trae dal paesaggio l'anima della terra, fa gli alberi stilizzati, graffianti,
arabescanti, in moclo da sintetizzare umori, tensioni irradiazioni che s'accordino con
l'ambiente ritratto. E' un modo per far emrergere sensazioni riallacciandosi alla ricerca
oggettuale. I bianchi gessosi, i marroni ed i bruni equivalgono ad una presa di coscienza
emozionale che stempera nel colore l'uggia invernale, il triste condizionamento dei giorni
plumbei saturi di pioggia. Manca nel paesaggio la figura umana, ma è come se vi fosse.
Questi termini conflittuali danno la misura in cui la materia ha sommerso l'immagine , la
pienezza espressionistica inventata per rendere il vero aspetto della natura, in un atmosfera
rarefatta, in cui la pianta spunta in un contesto pittorico dibattuto tra il pessimismo e la
rinascita spirituale. La pigmentazione clegli arbusti, i gialli limoni spremuti dalle cromie
piene e talvolta embiemaliche, vogliono appunto porre l'accento la proiezione di un essere
solitario sul mondo illanguidito dalla nevrosi e dalla disperazione atomica. Accanto a
paesaggi quasi surreali, spunta felice una coppia, ripresa nell'atto frugale del pasto, stretta,
coagulata in un punto focale, accentrata in un'espressione. Pittore dibattuto in un'intima
ricerca nutrita di fetici spunti articolati che riprenclono con dibattuta movenza voltare fatti
della realtà, come se la vita fosse un lungo autunno fatto di speranze e d'attese, di snervanti
attorcigliamenti, di sentimenti controversi e d'appassionate ricerche interiori.
                                                                                           ANTONINO DE BONO

La prima impressione che abbiamo davanti ai dipinti dell'artista calabrese Antonino
Caracciolo è che in essi convergano due valori del suo linguaggio: la vibrazione poetica e
la drammaticità espressiva. La verifica ci viene da questa mostra personale con lavori
recenti, in prevalenza, della sua creatività: quadri e sculture. Nato l'8 aprile 1935 a Reggio
Calabria, trasferitosi giovane, nel 1956, a Milano, frequenta poi l'Accademia di Brera. Da
allora la sua attività di pittore e scultore è andata dilatandosi negli anni all'interno di una
figurazione poetica ed esistenziale, nutrita da contenuti, dalla verità dei sentimenti. Mostre
personali e partecipazioni a rassegne nazionali non hanno fatto che affermare la sua
personalità. Gli sono stati assegnati premi e riconoscimenti (fra i quali due Ambrogino
d'argento del contune di Milano). Manifestazioni  presiedute da personaggi della politica e
dello spettacolo (Aldo Aniasi, Paolo Pillitteri, Mike Buongiorno, Pippo Baudo) che sono una
conierma dell'impegno umano ed artistico che sorregge il temperamento di Caracciolo.
Guardando le sue opere si vede subito che dietro c'è un artista intuitivo e c'è un uomo di
un'autentica emotività. Pregi che percorrono, infatti, i diversi temi (figura, paesaggio, natura
morta, fiori) come componenti essenziali della sua espressivirà. Dai solari paesaggi del sud
a quelli della Lombardia e del Piemonte,  di una luce più sfumata la vena lirica di
Caracciolo ha messo in risalto le qualità espressive che possiede per interpretare la realtà
ed i suoi misteri. Vegetazioni, terre, cieli accesi dai verdi e dagli azzurri e il profondo blu
estivo del mare del sud, assieme ai pulsanti bruni giiallo-oro dei campi di grano con i
contadini che lavorano, si alternano appunto a vision di collina, montagna, di nevicate, di
alberi spogli oppure ad una Venezia lagunare  sentita in una nostalgia del tramonto con i
suoi riflessi e colori cangianti. Anche i romantici Navigli e i meneghini, affascinanti scorci
della vecchia Milano sono stati ricreati "dall'anima meridionale" di Caracciolo. Bisogna
dire che i"paesaggi" sono interpretati e trasformati dalla sua sensibilitià, dai suoi stati
d'animo, con una forte vitalità: non solo nei significati ma ugualmente nelle forme. E in
tutto ciò il colore diventa un protagonista che si dirama nella gestualità dei segni e nei
battiti densi, viscerali dell'impasto (dalla spatola al pennello, dall'olio alla tecnica mista).
Una drammaticità linguistica che si manifesta, con identica forza, nell'esaltazione umana,
provocatoria ed espressionistica delle sue figure , dei suoi ritratti, che costituiscono l'altra
dimensione fondantentaledella sua ricerca pittorica. I personaggi" di Caracciolo (dal
bambino alla donna all'uomo) parlano direttamente al cuore. Vivono una tensione interiore
fatta d'amore, di sogni e di speranze ma rilevano anche le cicatrici del dolore. Sono essi
provati dalla vita, avvolti da un silenzio che comunica, che dice molto di più delle parole
(in questo senso, come esempio, nominianto il commovente e tragico quadro " il terremoto
del Friuli", del 1977 opera premiata al milanese HOTEL HILTON. Parlando ora delle
scttlture di Caracciolo, notianto che hanno lo stesso vitalismo che caratterizza la sua pttura.
Lo vediamo appunto in questi volumi di un realismo espressionista, cli immediata comunicatività,
rivolto ai sentimenti e non ai " cerebralismi". Dal fresco " ritratto di ragazza" a
quello delle "ragazze" (creta cotta) al "ritratto del padre" a quello del "suocero" (brotnzi):
dalla umanissima "maternità" nel suo simbolo di tenerezza e amori materni alla tipica
figura del "minatore" (creta cotta). Possiamo affermare, insomma che, Antonino Caracciolo
è un'artista che crea ciò che sente nel profondo, ciò che arriva a scuotere isuoi sentimenti.
Il suo mondo poetico sembra infatti, un " diario di sentimenti"
                                                                                              PEDRO FIORI

Antonino Caracciolo, pittura e scultura come vocazione

Pittore e scultore, Antonino Caracciolo (1935), è una personalità eclettica e autonoma
nell'ambito della pittura, artista ormai affermato e di maturata esperienza. Calabrese di
nascita, raggiunge Milano dopo la metà del Novecento e all'Accademia di Brera completa
la sua preparazione artistica di vocazione e di autodidatta. L'artista ricorda che anche Sozzi
Alessio, maturo maestro d'arte toscano lo indirizza al gusto e alle tecniche del mestiere.
L'affermato e giovane scultoreTriglia Francesco, autore di un celebre monumento a Mestre,
indirizza Antonino Caracciolo a entusiasmanti esperienze scultoree di alcuni ritratti e busti
in creta e in fusione di bronzo.
Antonino Caracciolo, dotato di particolare creatività, dopo un inizio di pittura impressionista
ed espressionista, con un figurativo di personaggi e ritratti, affina in numerose
esperienze artistiche, gusti, sensibilità e tecniche. Negli anni '70 consegue significativi
riconoscimenti in esposizioni, concorsi e trofei di rilievo nazionale e internazionale.
le opere di Antonino Caracciolo si collocano, come meteore, nell'universo di prestigiose
collezioni d'arte contemporanea. Caracciolo, personaggio riservato e schivo alla grancassa
è andato avanti sempre per la sua strada, fermo nelle proprie convinzioni, senza lasciarsi
influenzare dalle mode.
La sua pittura, cromaticamente accesa di luci e di colori si esprime e si rinnova in molteplici
forme della sua Calabria. Le composizioni di Caracciolo riescono a fondere, in un contesto
stilisticamente organico, tante diverse emozioni, tante variate tonalità compositive, tante
differenti atmosfere ambientali, di memorie sensoriali. Caracciolo si dibatte in una continua
ricerca emotiva, sensitiva, formale, spirituale. Affronta anche tematiche collettive socioumanistiche:
ricordi dei campi di sterminio e della terra natia di una coppia uomo-donna;
una donna con cappello sul fondale quieto di una marina con barca a vela (simbolo spesso
ricorrente); una fabbrica, operai e il loro gioco a caret nel tempo libero; un piano bar; la
natura incontaminata di un bosco e lo scempio edilizio prodotto dall'uomo. Tutti simboli
semplicisti del mondo in cui viviamo.
Nel decennio di passaggio tra idue secoli, Antonino Caracciolo matura un rinnovamento
pittorico ispirato all'arte di Mario Tozzi, operando un innesto surrealista e metafisico alla
propria pittura, sempre di particolare sensibilità cromatica.
Frammenti, dettagli, sensazioni di vita percepiti con accentuazioni cubiste che diventano
chiavi di lettura del mondo quotidiano circostante. Pittura gradevole, ricca di fermenti, di
enunciazione, in atmosfera di effetti che catturano l'attenzione dell'osservatore. lnvenzione
e capacità di affrontare i temi tratti dalla propria immaginazione. A modo suo, Antonino
Caracciolo enuncia e porta al nostro immaginario la sua sensibilità iconografica.
Un talento su cui puntare.
                                                                                       ERMANNO SAGLIANI

Va ammirata nel paesaggio di Caracciolo quella forma impressionística attinente alla perenne
nobiltà del tutto e al relativismo assoluto dei rapporti reciproci degli oggetti, contenuto a nostro
avviso, nel significato nuovo che assume la luce; la luce vale a dire intesa non come elemento
dinamico dell'immagine ma come simbolo palpabile della realtà. ll fatto tecnico, nelle opere
d'Antonino Caracciolo è già espressione di una personalità compiutamente determinata, in cui
la vivacità delle intonazioni cromatiche si allea con la squisitezza delle notazioni naturalistiche
risolvendosi in ultima analisi in un originalissimo e felice timbro espressivo.
Nelle figure invece vanno evidenziati i valori propriamente formali e quelli sincerano sentimento
della dignità umana, da cui I'artista sa trarne intelligentemente un motivo di trasfigurazione
poetica, anche in quei contenuti sociali ove balza l'immediatezza dell'evento molto drammatico.
                                                                                           VINCENZO CASTELLI

Non è facile delineare lo sviluppo della personalità artistica di Antonino Caracciolo per chi ha
avuto la ventura d'imbattersi, di recente e a sorpresa, con le sue opere. Altri prima di questo
nostro incontro con la sua arte ne hanno mostrato, con certezza, il lavoro tenace, appassionato
e silenzioso di un artista d'origine calabrese che ha iniziato, con grande e meritato srrccesso,
la sua avventura nella capitale dell'arte. Per noi che operiamo da molti anni negli ambienti
della pittura, lo ripetiamo, Caracciolo rappresenta una sorpresa e una grossa lacuna da
colmare nel nostro itinerario critico. Le forme in cui si realizza il suo mondo poetico sono in
rapporto con le esigenze del suo spirito di meridionale, e quindi sono legate alla formazione
del suo gusto e con tutto ciò che un tempo aveva suscitato immagini e fantasmi simili a
presentimenti della disperata condizione esistenziale della sua gente. Ora immagini e
fantasmi, per merito dei suoi dipinti , acquistano un aspetto universale e riaffiorano dal suo
cuore come figure e sfondi di un'amara terra, saturi del mistico senso d'un rapporto occulto
tra l'uomo e le cose, espresse con una forte carica d'eccitazione e una varietà di riusciti e
nostalgici temi. Caracciolo infatti puntualizza bene il tema del suo racconto pittorico che pone
al centro di una narrazione mescolante la vita con l'arte, con violenza di visione e con una
ricerca d'accesso e incisivo stile. lnoltre la necessaría deformazione oggettiva trasmette la
tensione psicologica dell'artista, pertanto in ogni dipinto c'è sentore di antica rinuncia e di un
senso del tragico, del fatale, dell'atavico, della rassegnazione o della speranza. Pura la sua
opera portata a termine resta incrinata dalla partecipazione sentimentale, per cui le memorie
di personaggi e di scenari hanno il sapore di un'autobiografia registrata con la spatola, coi
colori e con lo stato d'animo di chi si muove fra Scilla e Cariddi, ed ha il pregio di farlo con
profonda umanità. Questo è il punto in cui la paradossalità dell'esistenza tocca per merito
dell'artista il limite massimo della tensione. ll circolo dell'esistenza si viene cosi a chiudere,
rapportando la creazione pittorica con la trascendenza e con la vita sfessa dell'artista: l'uomo
per Caracciolo è l'essere che cerca il suo essere.
                                                                                               ELIO MARCIANO'

Osservare le opere di Antonino Caracciolo (nato l'8 aprile 1935 a Reggio Calabria) significa
confrontarsi con una duplice realtà, resa concreta dal netto contrasto tra luce e ombra che viene
personificata nella penetrante espressività impressa negli sguardi delle sue figure che fissano un
punto nell'infinito legandosi a un'ansia e a un senso del tragico. L'artista utilizza un
accostamento di colori caldi e freddi creando un forte distacco e negando così alla tela la
presenza di un colore primario.
A Caracciolo non interessa la luce come elemento dominante sulla tela, ma solo come
strumento delle sue composizioni, dalle figure femminili, dai paesaggi e dalle nature morte,
trasmettendo un senso di ricerca continua. L'impatto immediato che l'artista fornisce all'istante
è nel colore espresso con un vigoroso timbro coloristico ora vivace ora illanguidito.
Non vi è spazio per gli elementi decorativi ritenuti superflui, l'essenzialità della sua pittura
invade la tela per catturare l'attenzione sul profondo significato delle tematiche affrontate che
vengono esaltate da quel segno sottile nero che regge l'intera opera.
                                                                                             MATTEO ARCODIA

 

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 20 Aprile 2009 15:53
 

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